Capitolo 08 · La metà invisibile
Rete, corrente, sicurezza
Rete, corrente, accessi e diritto decidono se un impianto gira per anni o crea grane ogni mese. Ciò che si regola al grezzo non si dovrà scalpellare più tardi.
Mi trovo spesso in edifici al grezzo, fra polvere e bobine di cavo, e faccio tre domande: da dove arriva la corrente, da dove arriva la rete e chi potrà metterci mano in seguito. In quel momento le risposte non costano quasi nulla. Sei mesi dopo, quando l'intonaco è asciutto, le stesse risposte costano canaline, lavori di scalpello e tre appuntamenti in più. Questo capitolo parla della metà di un progetto che nessuno vede, e che decide se lo schermo funziona la domenica mattina.
Il cavo batte il wireless
Un cavo di rete posato mentre l'elettricista sta comunque mettendo i tubi vuoti è quasi regalato. A posteriori lo stesso cavo significa: staccare i battiscopa, incollare canaline, aprire soffitti. Predisponete quindi in ogni punto in cui un giorno potrebbe stare uno schermo una presa di rete e una presa elettrica. Due prese di troppo costano meno di una in meno.
Un cavo sostituisce poi tre apparecchi radio. Fino a un centinaio di metri una tratta Cat 6 non ha bisogno di nulla in mezzo, e con il PoE la corrente arriva insieme: secondo IEEE 802.3af circa 15 watt, secondo 802.3at circa 30 watt. Regge un player, un sensore, un access point, non un display da 55 pollici.
| Collegamento | A che cosa serve | Dove arriva ai limiti |
|---|---|---|
| Cavo di rete | ogni superficie fissa nell'edificio | va posato prima dell'intonaco |
| Wifi | adeguamenti, singole superfici | scaffali metallici, canali saturi, ospiti di mezzo |
| Telefonia mobile | colonnine, sedi esterne, transizioni | ricezione nell'interrato, volume di dati |
| Chiavetta sul posto | una superficie con cambi rari | qualcuno deve andarci, gli errori si notano tardi |
Una rete dedicata agli schermi
Gli schermi non vanno nella stessa rete della cassa e tanto meno in quella degli ospiti. Una VLAN propria costa al vostro responsabile di rete mezz'ora e vi risparmia la domanda se il player in vetrina veda la contabilità. Ho rilevato impianti la cui colonnina all'ingresso era sul wifi visitatori aperto, con la password esposta lì accanto.
La banda è un problema più raro di quanto molti pensino, perché un buon player non trasmette in streaming ma precarica. I contenuti vengono presi di notte, stanno sull'apparecchio e girano da lì. Se la linea cade di giorno, la superficie continua: semplicemente non riceve nulla di nuovo. Si fa stretto nella distribuzione: venti filiali che scaricano contemporaneamente lo stesso video si sentono. Per questo gli aggiornamenti vanno di notte, scaglionati fra le sedi.
Nelle sedi esterne la telefonia mobile è spesso la scelta più onesta di una connessione presa in prestito dall'edificio accanto. E dove un guasto fa male, una scheda mobile come secondo livello ha senso: subentra quando la linea fissa manca e per il resto dorme.
Accesso remoto, firewall, finestra di manutenzione
Un impianto di signage ha bisogno di sorprendentemente pochi collegamenti. Di regola basta che i player possano telefonare verso l'esterno: prendere contenuti, segnalare lo stato, chiedere se c'è qualcosa di nuovo. Dall'esterno verso l'interno non deve essere aperto nulla. Un inoltro di porta verso uno schermo nella superficie di vendita richiede un ottimo motivo. La manutenzione passa da VPN o dall'interfaccia di gestione, non da un servizio di teleassistenza sempre aperto con una password dell'anno di apertura.
Regolate per iscritto l'accesso del fornitore: alla fine è mezza pagina.
- Chi ottiene accesso, a quali apparecchi, per quale scopo.
- Account personali invece di un conto collettivo.
- Autenticazione a due fattori per tutti quelli che possono pubblicare contenuti.
- Come finisce l'accesso quando finisce la collaborazione.
Il software invecchia nell'esercizio: i player ricevono nuove versioni, i sistemi operativi aggiornamenti di sicurezza, i certificati scadono. Quest'ultimo è il classico: all'improvviso in vetrina compare un messaggio del browser, perché una data di scadenza non stava in nessun calendario. Mettete una finestra di manutenzione in un'ora notturna, aggiornate prima un apparecchio di prova, poi il resto a scaglioni. Un riavvio pianificato alla settimana non è una debolezza, è igiene.
Corrente che non dipende dall'interruttore
L'errore di alimentazione più frequente è il più comodo: lo schermo sta sullo stesso fusibile dell'illuminazione della vetrina, e quella la sera si spegne con un temporizzatore. Ogni sera al player viene tolta la spina, ogni mattina riparte a freddo. Dopo mezzo anno la scheda di memoria è danneggiata, e nessuno sa perché. Date a ogni superficie una propria linea di alimentazione permanente.
A spegnere deve essere il software, non il temporizzatore. Ogni sistema di comando decente conosce un calendario, i buoni display accettano comandi via HDMI-CEC o RS-232 e spengono da soli il pannello. Il player resta sveglio ed è subito pronto la mattina. Chi vuole ridurre i consumi abbassa di notte la luminosità; come sceglierla in generale sta nel capitolo sull'hardware.
Due cose appartengono alla progettazione elettrica e si dimenticano volentieri. Primo, orientamento, indicazioni sulle vie di fuga e pannelli d'emergenza hanno bisogno di una risposta per l'interruzione di corrente: un'alimentazione senza interruzioni o la regola per cui subentra il cartello stampato accanto. Secondo, ogni installazione fissa va collegata e collaudata da un elettricista qualificato. Un cavo che corre in vista fino alla presa può passare in ufficio; in un locale accessibile al pubblico è una trappola per inciampare.
La protezione dei dati nella pratica
Dalla revisione in Svizzera vale la nuova legge sulla protezione dei dati, in breve nLPD. Per gli schermi significa di rado «vietato» e quasi sempre «dite che cosa fate». Una superficie che si limita a mostrare non raccoglie nulla. Diventa delicato appena si aggiunge un sensore.
Telecamere e sensori di misurazione sono ammessi se sono proporzionati e non identificano persone. I sistemi costruiti in modo pulito calcolano nell'apparecchio: contano volti, stimano a grandi linee la durata dello sguardo o la fascia d'età e scartano subito l'immagine; ciò che si memorizza è un numero, mai un volto. Fatevelo mettere per iscritto e apponete un avviso sulla superficie. Una registrazione in cui le persone sono riconoscibili richiede un motivo proprio, un cartello e un termine di cancellazione.
Due casi quotidiani devo spiegarli di continuo. Chi mostra collaboratori o clienti nei contenuti ha bisogno del loro consenso, meglio se scritto, anche per il video del team girato tre anni fa. E la chiamata dei nomi nelle sale d'attesa è una comunicazione a tutti i presenti; numeri o iniziali assolvono lo stesso compito senza che mezza sala venga a sapere chi è lì per una cura.
Diritti d'immagine, musica e autorizzazioni
Ciò che gira sullo schermo appartiene a qualcuno. I soggetti da una banca immagini portano una licenza, e questa distingue spesso fra uso redazionale e pubblicitario, a volte anche fra uno schermo nel negozio e una superficie visibile dalla strada. Archiviate la licenza insieme a ogni soggetto; tre anni dopo nessuno sa più da dove venga l'immagine.
Appena si aggiunge l'audio entra in gioco la SUISA. La musica percepibile pubblicamente è soggetta a compenso; per la musica di sottofondo e la riproduzione audiovisiva nelle aziende valgono le tariffe comuni, e quale si applichi dipende da superficie, uso e tipo di esercizio. Chiaritelo prima che l'impianto sia in funzione. Molti impianti fanno comunque a meno dell'audio; perché i sottotitoli funzionino meglio di passaggio sta nel capitolo sui contenuti.
All'aperto ha voce in capitolo il comune. Schermi e colonnine visibili dal suolo pubblico valgono come réclame e richiedono di regola un'autorizzazione, disciplinata a livello comunale e cantonale, con prescrizioni su dimensioni, luminanza e orari di esercizio. Si aggiunge l'abbagliamento: le immagini in movimento nel campo visivo di chi guida sono valutate con severità, spesso con prescrizioni su tempi minimi di permanenza. Informatevi presto presso l'ufficio tecnico: un diniego dopo il montaggio è la variante più cara.
Quando qualcosa si guasta
Pianificate il giorno brutto finché dura quello bello. Bastano tre domande: che cosa succede se manca internet? Che cosa se manca la corrente? E che cosa vede la cliente in quei minuti?
Senza internet un player costruito bene continua, perché i contenuti stanno in locale. Critiche sono solo le superfici che vivono di dati in tempo reale: orari di partenza, numeri d'attesa, piani di occupazione. Per loro vi serve un livello di ripiego: l'ultima informazione valida con marca temporale o una pagina standard sobria con logo e orari di apertura. Non però un messaggio d'errore in bianco su fondo blu, in piena vetrina.
Dopo un'interruzione di corrente ogni apparecchio deve ripartire da solo. È un'impostazione nello schermo e una nel player, ed è sorprendentemente spesso sbagliata. Verificatelo apposta: staccate la spina, aspettate due minuti, ricollegate, guardate l'orologio. Ciò che dopo tre minuti non riparte da solo non riparte nemmeno la domenica mattina.
Resta la catena di assistenza. Chi si accorge del guasto: voi, la vostra collaboratrice o una sorveglianza che segnala appena un apparecchio resta muto? Un apparecchio di ricambio preconfigurato in magazzino riduce ogni guasto a una trasferta e a un gesto.
Da ricordareCiò che regolate al grezzo in fatto di cavi, corrente e responsabilità non dovrete più scalpellarlo in seguito.