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Pratica

Sito web accessibile: LDis, WCAG 2.2 e 12 errori tipici

L'accessibilità è considerata un obbligo dell'amministrazione. Per le PMI è soprattutto portata: più clientela raggiungibile, migliore usabilità, posizionamenti più stabili.

Online3 minAggiornato

In Svizzera l'accessibilità è considerata un tema della mano pubblica. Giuridicamente è vero a metà, in pratica per niente. Chi conosce gli errori più frequenti migliora in un colpo portata, usabilità e valori per i motori di ricerca.

LDis, eCH-0059 e WCAG 2.2 – chi richiede che cosa

La legge sui disabili obbliga Confederazione, cantoni e comuni a rendere accessibili le loro offerte online. Come dev'essere lo descrive lo standard svizzero eCH-0059, che si basa sulle linee guida internazionali WCAG – attualmente la versione 2.2 del 2023. I livelli A, AA e AAA graduano l'esigenza; le amministrazioni puntano ad AA, ed è anche per le aziende la misura sensata. Le aziende private non sono direttamente obbligate, ma ci entrano per due vie: come fornitrici della mano pubblica, dove i bandi richiedono la conformità, e tramite l'obbligo di parità nei servizi accessibili al pubblico.

Perché conta anche per le PMI

In Svizzera circa una persona su cinque vive con una disabilità, in più c'è una clientela che invecchia con vista in calo e mano meno ferma. L'accessibilità non è quindi una nicchia, ma normale usabilità. In più l'effetto collaterale su Google: titoli annidati in modo pulito, testi dei link parlanti, testi alternativi e video sottotitolati sono proprio i segnali da cui motori di ricerca e assistenti IA leggono la struttura di una pagina. Chi mette ordine per gli screen reader mette ordine anche per il crawler.

I dodici errori che troviamo più spesso

  • Contrasto troppo basso: scritta grigio chiaro su bianco sembra calma, ma manca il rapporto richiesto di 4,5:1 per il testo corrente.
  • Testi alternativi mancanti o vuoti in immagini che portano informazione.
  • Testi alternativi come «immagine» o il nome del file – peggio di niente.
  • Titoli impostati secondo l'aspetto invece della gerarchia, cioè H3 prima di H2.
  • Nessuna evidenziazione del focus visibile: chi naviga con la tastiera non vede dove si trova.
  • Elementi di comando che funzionano solo con il mouse – menu a discesa, caroselli, lightbox.
  • Campi del modulo senza etichetta collegata; il testo segnaposto sparisce digitando.
  • Messaggi di errore solo in rosso, senza testo che dica che cosa correggere.
  • Testi dei link come «clicca qui» o «altro», che fuori dalla frase non hanno senso.
  • Video senza sottotitoli e senza trascrizione.
  • Animazioni ad avvio automatico senza possibilità di arresto.
  • Marcatura della lingua mancante, così la voce di lettura pronuncia l'italiano all'inglese.

Tastiera e moduli sono i casi difficili

Contrasto e testi alternativi si sistemano in un pomeriggio. Diventa più impegnativo con gli elementi di comando. Il nostro test è semplice: mettete via il mouse e percorrete il tragitto più importante – home, prestazione, modulo, invio – solo con tabulatore, frecce e Invio. Dove vi bloccate, si blocca anche una parte della vostra clientela. Nei moduli verifichiamo in più se i messaggi di errore vengono letti e se un indirizzo già inserito non viene richiesto di nuovo – WCAG 2.2 ha aggiunto criteri propri per questo.

Sottotitoli e trascrizioni

I sottotitoli oggi nascono automaticamente e si correggono in pochi minuti. Importanti sono nomi propri e termini tecnici, perché lì l'automatismo sbaglia. Una trascrizione sotto il video è accessibile e allo stesso tempo testo ricercabile per i motori di ricerca.

Conclusione

L'accessibilità non è un progetto con data di fine, ma un'abitudine nel costruire e nel curare. Un passaggio con tastiera, misuratore di contrasto e un test automatizzato scopre la parte maggiore. Verifichiamo i siti esistenti e mostriamo quali correzioni agiscono subito e quali vanno nella prossima fase di sviluppo.

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