Protezione dei dati
Locale o cloud: a chi appartiene la vostra smart home
Una smart home sa quando dormite, quando siete via e chi è alla porta. Perché preferiamo i sistemi locali e quali regole dovrebbero valere in ogni casa.

La questione della protezione dei dati nella smart home non si pone in astratto. Un rilevatore di presenza sa quando qualcuno è in casa. Una serratura sa chi arriva e quando. Una telecamera vede che cosa succede davanti alla casa. La vera domanda è: dove vengono elaborate queste informazioni – e chi può spegnerle?
Locale significa: funziona anche senza Internet
KNX, Loxone, Home Assistant e molti sistemi radio elaborano tutto in casa. Il pulsante accende la lampada senza che un server oltreoceano lo venga a sapere. Se cade Internet, la casa continua a funzionare. Se il produttore fallisce, la casa continua a funzionare. Non è un rischio teorico: nel 2022 il fornitore americano Insteon spense i suoi server da un giorno all'altro, e migliaia di impianti divennero inutilizzabili finché una nuova proprietà non riattivò il servizio.
Cloud significa: comodo, ma in prestito
I sistemi cloud si configurano in fretta, funzionano da ovunque e vengono aggiornati continuamente dal produttore. Il prezzo è la dipendenza: dalla connessione, dall'account, dal modello di business. Ciò che oggi è gratuito domani può essere un abbonamento. Per le lampade è sopportabile. Per una serratura, un riscaldamento o un impianto d'allarme consigliamo sistemi che lavorano in locale e usano il cloud solo per l'accesso remoto.
La via di mezzo
La maggior parte degli impianti oggi è ibrida: comando locale, accesso remoto tramite il produttore, comando vocale tramite Apple, Google o Amazon. È accettabile se il cloud dà solo accesso e non forma la base. Una buona domanda di prova: che cosa funziona ancora se stacco Internet? Tutto ciò che allora si ferma è in prestito.
Che cosa dice la legge
Da settembre 2023 vale in Svizzera la legge riveduta sulla protezione dei dati. Per l'economia domestica privata significa soprattutto ritegno con le telecamere: potete riprendere il vostro terreno, non il marciapiede e non il vicino. Gli ospiti dovrebbero sapere che vengono fatte riprese. E chi impiega una persona per le pulizie, una tata o artigiani non li filma di nascosto.
Dieci regole per ogni casa
- Una rete propria per gli apparecchi della smart home, separata dal computer di lavoro.
- Password proprie per ogni account e autenticazione a due fattori dove offerta.
- Apparecchi solo di produttori che forniscono aggiornamenti – e installarli.
- Telecamere interne con otturatore fisico o spegnimento in presenza.
- Microfoni muti quando non servono.
- Nessun accesso remoto che nessuno usa: ciò che è aperto è attaccabile.
- Cancellare regolarmente registrazioni e protocolli, non conservarli in eterno.
- Un backup della configurazione fuori dall'impianto.
- Limitare nel tempo gli accessi per ospiti e artigiani.
- Una volta l'anno verificare: quali apparecchi, quali account, quale cloud – e che cosa serve ancora.
La nostra posizione
Costruiamo impianti che restano in casa. Accesso remoto e comando vocale si aggiungono se lo desiderate, con limiti chiari. Una smart home deve rendere la vita più facile – non fare degli abitanti un prodotto.
Altri articoli
Notizie

Da X10 a Matter: da dove viene la smart home
L'idea della casa che pensa ha cinquant'anni. Una breve storia della domotica – dalla presa scozzese allo standard comune.

KNX spiegato: lo standard che regge da 30 anni
KNX è il sistema bus su cui i progettisti elettrici in Svizzera puntano più spesso. Come funziona, quanto costa e per chi è la scelta giusta.

Loxone spiegato: la smart home da un'unica fonte
Un Miniserver, un produttore, un software: Loxone promette domotica senza confusione di linguaggi. Che cosa sa fare il sistema e dove stanno i suoi limiti.